Identikit di un blocco sociale nuovo

Comunque vada, è evidente che è la sola possibilità che ha avuto il potere di far emergere sullo scenario italiano i contorni di un nuovo “blocco sociale”. Che è qualcosa di diverso da un mero “centro” politico più affollato. Ottimati, borghesia industriale e finanziaria, sindacati non classisti e pure outsider: la coalizione sociale del montismo elettorale potrà essere ampia, sicuramente anomala. Per definirla è utile partire dal Monti-pensiero: “Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”. Leggi Monti e la sua discesa a bordo campo di Claudio Cerasa
23 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 16:12 | 16 AGO 20
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Con Mario Monti in corsa per le elezioni, l’anomalia dei tecnici al governo potrebbe mutare ma non scomparire. Comunque vada, è evidente che è la sola possibilità che ha avuto il potere di far emergere sullo scenario italiano i contorni di un nuovo “blocco sociale”. Che è qualcosa di diverso da un mero “centro” politico più affollato. Ottimati, borghesia industriale e finanziaria, sindacati non classisti e pure outsider: la coalizione sociale del montismo elettorale potrà essere ampia, sicuramente anomala. Per definirla è utile partire dal Monti-pensiero: “Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”. Nel mezzo di questi due illusionismi – sostenne l’ex presidente della Bocconi in uno dei suoi ultimi editoriali sul Corriere della Sera nel gennaio 2011 – si trova un protagonista del “blocco sociale” montiano, Sergio Marchionne. L’ad di Fiat che ha battuto la Fiom-Cgil raccogliendo direttamente in fabbrica i consensi dei lavoratori e che è fuoriuscito da una Confindustria sclerotizzata, quel manager allora fu esaltato da Monti perché ricordava al paese il “vincolo della competitività”. E due giorni fa è ancora una volta a fianco di Marchionne che Monti ha fatto le prove generali di discesa in campo: dallo stabilimento di Melfi, destinatario di un miliardo di euro di nuovi investimenti, si è appellato all’Italia “forte di cuore”. Cgil e Fiom, che il nuovo “blocco sociale” montiano lo fiutano da tempo e lo avversano in toto, ieri sui giornali hanno reagito. La sintesi migliore l’ha offerta Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile Auto, su Twitter: “Fiat e Marchionne sostengono il Monti politico. Monti sostiene Fiat e il suo modello di relazioni sociali. Ergo non votiamo per M/M”.
Definire in positivo il nuovo blocco sociale è più complesso, ma affatto impossibile. “Per ora è soprattutto un blocco culturale – dice Michele Magno, studioso di questioni del lavoro ed ex dirigente della Cgil – cementato dall’idea che il paese abbia bisogno di un ‘governo dei custodi’. In generale c’è l’élite industriale e finanziaria, e anche il mondo produttivo e sociale che ruota attorno alla chiesa. Con i tempi che corrono, un’idea da non disprezzare”. Tuttavia non così nuova, chiosa Magno: “Da Ciampi a Prodi, questa – per usare le parole di Norberto Bobbio – è una classica risposta delle élite al potere rispetto agli ‘ostacoli non previsti’ del sistema democratico, ovvero il suo scarso rendimento di fronte alle dinamiche della globalizzazione”. Di “certamente originale”, però, c’è l’adesione a una “logica anticoncertativa”, l’opposizione all’idea che i veti di lavoratori o imprenditori associati possano prevalere sull’interesse generale. Per Magno questo non è garanzia di successo elettorale, ma è sicuramente un atout per il dopo voto. Allora il polo montiano sarebbe “l’unico legittimato a dare vita a una riedizione aggiornata e non concertativa del ‘patto dei produttori’, un ‘patto per la produttività’ da stringere con un Pd che abbia prevalso ma con una maggioranza di centrosinistra instabile”.
Restano i dubbi sull’effettivo peso elettorale del montismo: “Non vedo nel corpo sofferente del ceto medio italiano una gran voglia di accettare altre cure dimagranti”, dice Magno. Su quest’ultimo punto è d’accordo anche Riccardo Gallo, economista industriale e ultimo vicepresidente dell’Iri: “Dal blocco sociale di Monti restano esclusi, per ora, microimprenditori e artigiani che costituiscono larga parte del tessuto produttivo italiano. A differenza degli imprenditori medio-grandi, che essenzialmente non investono e perciò perdono quote di mercato, i piccoli muoiono per insolvenza, perché stato e fornitori non pagano”. A questi ultimi, sostiene Gallo, il governo Monti non ha offerto risposte efficaci. A ottobre, però, perfino il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, pur tiepido con i tecnici, ha parlato così dell’ipotesi di un Monti-bis: “Con la legittimità del voto per me va benissimo”.
Rainer Masera, già direttore centrale della Banca d’Italia e poi ministro tecnico del Bilancio nel governo Dini (1995-’96), non è un estimatore delle politiche economiche del governo Monti, ma loda “il tentativo quasi inedito dei migliori italiani di impegnarsi in politica”. Rispetto a quanto avvenuto dopo l’esperienza Dini, quando il bipolarismo era giovane e forte, “oggi è più facile scardinare la rappresentanza politica e sociale”. Com’è il blocco montiano? “Nelle sue élite è troppo appiattito sul rigore fiscale tedesco, ma il segnale di avvicinamento all’‘americano’ Marchionne fa sperare che Monti, sganciato da una maggioranza politica anomala, possa sentirsi libero di rilanciare gli investimenti e abbassare le tasse, aggredendo allo stesso tempo lo stock del debito”. Antonio De Napoli, che Monti volle incontrare nel novembre 2011 in quanto portavoce del Forum nazionale giovani, parla ora “da osservatore” e dice che “dalla riforma delle pensioni al tentativo compiuto sul mercato del lavoro, l’operazione trasversale e post ideologica di Monti può essere vista oggi come una valida alternativa per i giovani, altrimenti tentati dall’astensione. Nel ‘blocco sociale’ montiano potrebbero entrare – a fianco dell’élite industrial-finanziaria – molti ‘outsider’”. Ma il condizionale, per ora, rimane d’obbligo.